Rapporto 2022 sulla tratta di Esseri Umani

19 luglio 2022
Rapporto 2021 sulla tratta di Esseri Umani
(available in English)

ITALIA: Classe 2

Il Governo italiano non soddisfa pienamente i criteri minimi per lo sradicamento della tratta di esseri umani, ma sta compiendo sforzi importanti in tal senso. Nel complesso, ha dimostrato un maggior impegno rispetto al periodo oggetto del precedente rapporto, considerando l’impatto della pandemia di covid-19 sulle risorse per contrastare la tratta: l’Italia è rimasta pertanto in classe 2. Questo maggior impegno ha incluso un aumento dei processi penali e delle condanne rispetto all’anno precedente. Il Governo ha continuato a implementare il suo piano triennale per il contrasto allo sfruttamento lavorativo in agricoltura, potenziando la formazione per gli ispettori del lavoro e informando le categorie a rischio, come i lavoratori stranieri nel settore agricolo, dei loro diritti. Ha approvato per la prima volta un meccanismo nazionale di riferimento per l’identificazione e l’assistenza delle vittime di tratta e sfruttamento lavorativo nel settore agricolo. Lo Stato italiano, tuttavia, non soddisfa i criteri minimi sotto diversi aspetti fondamentali. Le autorità hanno riportato un calo del numero di indagini su casi di tratta di esseri umani rispetto ai due anni precedenti e continua a non esserci un piano d’azione nazionale o un valutatore nazionale indipendente, cosa che rappresenta un ostacolo per il coordinamento delle iniziative nazionali e locali per contrastare il fenomeno. Anche il numero delle vittime assistite è diminuito rispetto all’anno precedente e nessuna vittima è stata compensata o risarcita. Le carenze nei sistemi di identificazione delle vittime rimangono e anche quest’anno, fra le vittime identificate dalle autorità, non figura nessun cittadino italiano e pochi minori, contrariamente alle stime delle associazioni. Il Governo continua a essere carente anche per quanto riguarda le misure di tutela delle vittime da possibili conseguenze penali per atti illeciti che siano state costrette a commettere dai trafficanti, che determinano in molti casi condanne e pene detentive per le vittime.

RACCOMANDAZIONI PRIORITARIE

  • Accrescere le misure attive per l’individuazione delle vittime migliorando e applicando in modo coerente il meccanismo nazionale di riferimento per l’individentificazione e il referral delle vittime ai servizi di assistenza in tutto il Paese, anche per quanto riguarda cittadini italiani e categorie a rischio come stranieri immigrati e minori.
  • Indagare e perseguire con decisione i casi di traffico di persone e condannare i trafficanti a pene adeguate.
  • Intensificare gli sforzi per individuare efficacemente i casi di tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento lavorativo incrementando il numero di ispezioni e addestrando gli ispettori del lavoro a riconoscere i segnali di tratta e indirizzare le vittime ai servizi di assistenza.
  • Rafforzare il coordinamento fra i diversi organi dello Stato e la collaborazione con la società civile.
  • Adottare un piano d’azione nazionale.
  • Continuare ad accrescere le tutele in favore dei lavoratori immigrati applicando normative rigorose in modo costante e omogeneo e tenendo sotto osservazione le agenzie di collocamento e gli intermediari di manodopera, anche indagando e perseguendo penalmente i casi di tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento lavorativo.
  • Garantire che i casi di tratta a scopo di sfruttamento lavorativo siano gestiti dalle forze dell’ordine e dalla magistratura come tratta di esseri umani e non come violazioni della normativa del lavoro o altri reati di minore entità.
  • Accorpare i dati dei diversi ministeri e creare una banca dati pubblicamente consultabile sulle indagini, i procedimenti giudiziari e le sentenze di condanna, che includa i dati relativi alle pene comminate.
  • Implementare un sistema di controllo delle licenze e un processo di accreditamento per le sale massaggi e assicurare una maggior vigilanza su queste strutture.
  • Informare meglio e favore l’accesso alle compensazioni per le vittime di tratta e impegnarsi maggiormente perché si richiedano sistematicamente risarcimenti in favore delle vittime durante i processi penali.
  • Continuare a incrementare la cooperazione internazionale con i Paesi di origine e di transito riguardo alla condivisione di informazioni e al contrasto alle reti di trafficanti.
  • Migliorare le misure di sicurezza all’interno e nelle vicinanze dei centri di accoglienza, per limitare i contatti fra i trafficanti e le vittime o vittime potenziali.
  • Continuare a rafforzare la cooperazione con le forze dell’ordine di altri Paesi per prevenire e indagare sul fenomeno del turismo sessuale minorile.
  • Modificare la legge sulla non punibilità delle vittime per garantire che non subiscano ingiustamente conseguenze penali per atti illeciti che siano state costrette a commettere dai trafficanti.
  • Nominare un relatore nazionale che assicuri una valutazione indipendente delle iniziative del Governo.
  • Migliorare il coinvolgimento delle vittime, istituendo, fra le altre cose, meccanismi accessibili per accogliere e provvedere suggerimenti da parte delle vittime al momento di elaborare politiche, programmi e programmi di formazione.
  • Potenziare gli sforzi per sviluppare indagini su reati finanziari in collegamento con casi di tratta di esseri umani.

REPRESSIONE GIUDIZIARIA

Le autorità non sempre prendono misure per far rispettare la legge. L’articolo 601 del codice penale designa come reato penale la tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale e lavorativo e prescrive pene detentive fra gli 8 e i 20 anni di carcere, aumentate di un terzo se il reato coinvolge un minore. Queste pene sono sufficientemente severe e proporzionate, nel caso della tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale, a quelle previste per altri reati gravi, come lo stupro. Sono state utilizzate anche altre disposizioni del codice penale per perseguire i reati legati alla tratta di esseri umani: l’articolo 600 afferma che costituisce reato ridurre o mantenere una persona in schiavitù o servitù e l’articolo 602 che costituisce reato vendere e acquistare schiavi; in entrambi i casi, sono previste le stesse sanzioni dell’articolo 601. Inoltre, l’articolo 600-bis indica come reati penali tutti quelli legati alla tratta di minori a scopo di sfruttamento sessuale e prescrive pene detentive fra i 6 e i 12 anni e una sanzione pecuniaria.

La pandemia ha ridotto la capacità delle forze dell’ordine di condurre indagini su casi di tratta di esseri umani e i tribunali hanno riferito di un ritardo delle procedure giudiziarie per tutti i reati a causa del maggior carico di lavoro rappresentato dai casi di infrazioni legate alla pandemia nel corso dell’anno precedente. Le autorità non hanno fornito dati disaggregati fra casi di sfruttamento sessuale e casi di sfruttamento lavorativo per quanto riguarda le indagini, le procedure giudiziarie o le condanne in base agli articoli 600, 601 o 602, e questa lacuna impedisce di valutare con precisione gli sforzi giudiziari messi in capo per contrastare la tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento lavorativo. Nel 2021 il ministero della Giustizia ha riferito che sono state indagate in base agli articoli 600, 601 e 602 214 persone, un dato in calo rispetto alle 254 del 2020 e alle 323 del 2019. Le autorità hanno rinviato a giudizio in base agli articoli 600, 601 e 602 121 persone, un dato in incremento rispetto alle 106 del 2020, ma notevolmente inferiore rispetto alle 202 del 2019. Nel 2021 i tribunali di primo grado e le corti di appello hanno condannato in base agli articoli 600, 601 e 602 204 trafficanti, un dato in aumento sia rispetto ai 175 del 2020 sia rispetto ai 198 del 2019. Le autorità non hanno fornito dati completi sulle pene comminate in un formato tale da consentire una valutazione della rilevanza di tali pene, ma hanno riferito che la sentenza media per i trafficanti condannati è stata di 9,2 anni nel 2021. Il Governo ha confermato anche che almeno il 51 per cento dei trafficanti riconosciuti colpevoli nel 2021 sono stati condannati a pene significative, da un anno di detenzione in su.

Non esiste una banca dati pubblica unica che raccolga le statistiche sulle indagini, i procedimenti giudiziari, le sentenze di condanna e le pene comminate ai trafficanti di persone o alle loro vittime, una carenza sottolineata dal Gruppo di esperti sulla lotta alla tratta di esseri umani (GRETA). I procedimenti giudiziari relativi alla tratta di esseri umani sono gestiti da reparti specializzati dell’antimafia, composti da magistrati inquirenti e polizia giudiziaria. Ogni volta che gli investigatori trovano chiare evidenze di tratta di esseri umani, trasferiscono il caso a un reparto antimafia che riavvia l’indagine da zero, allungando in questo modo i tempi per l’istruttoria e il processo. Per evitare questi ritardi, gli investigatori e gli inquirenti non specializzati in antimafia in alcuni casi incriminano gli imputati per reati diversi dalla tratta di esseri umani. I reparti antimafia hanno continuato a dare la priorità alle indagini sulle reti criminali rispetto ai singoli casi, adducendo come motivo le limitate risorse a disposizione. La mancanza di interpreti, specie per quanto riguarda i dialetti dell’Africa occidentale, continua a rappresentare un ostacolo per gli arresti e le indagini delle forze dell’ordine e limita i benefici delle intercettazioni effettuate dagli investigatori. La magistratura e le forze dell’ordine italiane continuano a lamentare l’inadeguatezza della collaborazione alle indagini offerta dai funzionari dei Paesi di origine e di transito, che rende difficile giungere a procedimenti giudiziari e condanne, data la natura transazionale di molti dei casi in questione.

I programmi di formazione delle forze dell’ordine includono abitualmente lezioni sull’individuazione delle vittime e i metodi di indagine relativi alla tratta di esseri umani. Nel 2021 le autorità non hanno fornito dettagli sulle iniziative di formazione destinate alle forze dell’ordine o ai funzionari in prima linea. L’Italia ha partecipato, attraverso una collaborazione con Bosnia Erzegovina, Francia e Moldavia, a indagini giudiziarie internazionali che hanno portato all’identificazione di 25 sospettati e 148 vittime. Le autorità hanno continuato a erogare fondi a un’organizzazione internazionale per un progetto che mira a contrastare la tratta di esseri umani in tutta l’Africa, incentrato, fra le altre cose, sul miglioramento della collaborazione giudiziaria internazionale fra l’Italia e la Nigeria; nel 2021 il programma di scambio con la Nigeria è stato sospeso a causa della pandemia, ma è stato istituito un programma di scambio fra magistrati inquirenti con il Niger e un pubblico ministero di quel Paese è stato ospitato in Italia. Le autorità italiane non hanno riportato casi di indagini, procedimenti giudiziari o condanne a carico di dipendenti pubblici rei di complicità in reati legati alla tratta di esseri umani.

PROTEZIONE

Il Governo continua a impegnarsi in modo discontinuo per garantire protezione alle vittime. Nel 2021 le autorità hanno riferito che le restrizioni legate alla pandemia e il maggior ricorso a residenze private e piattaforme online continuano a rappresentare un ostacolo per l’identificazione delle vittime di tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale, mentre le chiusure dei luoghi di lavoro e l’ulteriore isolamento hanno reso più difficile l’identificazione delle vittime di tratta a scopo di sfruttamento lavorativo. Le autorità hanno individuato 463 nuove vittime nel 2021, un dato analogo alle 470 del 2020, ma inferiore rispetto alle 657 del 2019. Delle vittime individuate, 255 erano state oggetto di tratta a scopo di sfruttamento sessuale e 192 di tratta a scopo di sfruttamento lavorativo, fra cui 169 vittime di lavoro forzato, 9 di avviamento forzato ad attività criminali, 7 di servitù domestica e 7 di accattonaggio forzato. Delle 463 vittime complessive, 16 sono state oggetto di sfruttamento in altri Paesi o durante il transito verso l’Italia. Le autorità italiane, inoltre, hanno individuato nei centri per migranti 390 persone che non erano ancora state vittime di sfruttamento in Italia, ma correvano il rischio di diventarlo. Tutte le nuove vittime identificate sono cittadini stranieri e immigrati irregolari e i richiedenti asilo continuano a rappresentare la maggioranza delle vittime: la maggior parte di loro proviene dalla Nigeria e una percentuale più piccola dal Pakistan e dal Marocco. Le organizzazioni non governative (ONG) hanno denunciato, nel periodo in esame, il persistere di lacune negli sforzi delle autorità per individuare le vittime. Anche quest’anno non è stato individuato nessun cittadino italiano fra le vittime e pochissimi minori (meno dell’1 per cento, contrariamente alle stime elevate delle associazioni nell’anno precedente); gli esperti hanno espresso preoccupazione per questa potenziale lacuna. Inoltre, le ONG hanno segnalato che in alcune province le forze dell’ordine non collaborano pienamente con le organizzazioni della società civile che si occupano di immigrati clandestini, per mancanza di comprensione o diffidenza reciproca: questa situazione rende più difficile, per le autorità locali, individuare le vittime di tratta all’interno di questa categoria.

Il Governo italiano ha collaborato con le ONG e le organizzazioni internazionali per garantire alloggio e servizi alle vittime. Nel 2021 ha fornito assistenza alle vittime attraverso 12 progetti presentati da amministrazioni regionali e locali e 9 presentati da ONG in tutto il Paese e ha stanziato 24 milioni di euro per finanziare tali progetti, lo stesso importo del 2020 e del 2019. Le ONG hanno riferito che gli standard qualitativi dei programmi di assistenza nelle varie regioni sono elevati, con qualche sporadica differenza di qualità. Sempre le ONG hanno segnalato che il dipartimento per le Pari opportunità della Presidenza del consiglio, che coordina gli sforzi di protezione, non dispone di fondi o risorse umane sufficienti per monitorare in modo costante i programmi di assistenza a livello nazionale. Nel 2021, secondo i dati del dipartimento per le Pari opportunità, le ONG finanziate dal Governo hanno assistito 1.347 vittime di tratta, fra cui 907 vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale, 406 vittime di tratta a scopo di sfruttamento lavorativo (fra cui 350 vittime di lavoro forzato, 27 di avviamento forzato ad attività criminali, 15 di accattonaggio forzato e 14 di servitù domestica) e 34 che hanno subito sfruttamento in altri Paesi o durante il transito verso l’Italia. Questi dati rappresentano un decremento rispetto alle 1.444 vittime di tratta assistite nel 2020 e alle 1.877 assistite nel 2019. Le autorità italiane, inoltre, hanno assistito nei centri per migranti 16 testimoni e 490 persone che non sono ancora state vittime di tratta in Italia, ma potrebbero diventarlo. Le statistiche relative al numero di vittime assistite dallo Stato includono quelle che hanno ricevuto assistenza per la prima volta nel 2021 e quelle individuate negli anni precedenti che ancora ricevono assistenza. Un meccanismo ufficiale e completo di identificazione e referral delle vittime ai servizi di assistenza che affronta tutte le forme di tratta di esseri umani esiste, a livello nazionale, ma è stato applicato in modo disomogeneo nel periodo in esame. Sia le ONG che le autorità dispongono delle capacità per individuare le vittime di tratta. Le ONG e il dipartimento per le Pari opportunità hanno ammesso l’esistenza di disomogeneità tra le diverse regioni riguardo all’efficienza e all’efficacia dell’attuale processo di assegnazione ai servizi di assistenza e hanno osservato che il livello di qualità è più basso nelle regioni del Sud. Nell’ottobre del 2021 il Governo ha approvato il primo meccanismo nazionale di individuazione e assegnazione, rivolto specificamente alla tratta e allo sfruttamento di esseri umani nel settore agricolo, che include criteri minimi, procedure standardizzate e assistenza alle vittime. L’insufficiente disponibilità di servizi di interpretariato per i dialetti africani meno noti rimane un serio problema, considerando che le vittime provengono da ben 15 gruppi linguistici differenti. Non è facile nemmeno trovare interpreti fidati, perché molti interpreti, a quanto riportato, provengono dalle stesse comunità delle persone accusate di essere trafficanti.

Un meccanismo di individuazione e assegnazione ai servizi di assistenza per alcune forme di tratta di minori esiste, all’interno del sistema del diritto d’asilo, ma continua a mancare un meccanismo distinto a livello nazionale che includa tutte le forme di tratta. In un rapporto del 2019, il GRETA ha raccomandato l’istituzione di un meccanismo nazionale di riferimento pensato per le esigenze specifiche dei minori. Secondo i calcoli delle ONG, nel 2021 erano diverse migliaia i minori vittime di tratta in Italia. Molti minori non accompagnati di nazionalità nigeriana vittime di tratta dichiarano un’età falsa per essere inviati in centri di accoglienza per adulti, dove è più facile andarsene senza dare nell’occhio con l’aiuto del proprio trafficante. Le ONG, tuttavia, hanno accolto positivamente il fatto che le autorità verifichino più attentamente l’età dichiarata dai ragazzi e affidino più spesso le vittime a strutture di protezione per minori, se non riescono ad appurare con certezza che si tratta di maggiorenni. Le vittime minorenni di nazionalità straniera ricevono automaticamente un permesso di soggiorno fino all’età di 18 anni e vengono sistemate in centri generici per minori o in centri appositamente destinati a vittime di tratta che sono anche richiedenti asilo. I minori ricevono assistenza e orientamento e vengono fatti iscrivere alle scuole pubbliche, con il supporto di tutori. Le autorità hanno riferito che alla data del marzo 2022 circa 300 minori non accompagnati hanno cercato rifugio in Italia per sfuggire all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia; secondo il Governo, tutti i minori non accompagnati sono stati identificati all’ingresso nel Paese ed è stato garantito loro alloggio e accesso allo studio.

Le autorità hanno dichiarato di rispettare le procedure standard dell’UNHCR per le vittime di tratta fra i circa 67.500 richiedenti asilo, minori non accompagnati e migranti clandestini che sono arrivati via mare nel 2021. Le associazioni si coordinano con le forze dell’ordine e i funzionari dell’immigrazione nei punti di arrivo e nei centri di accoglienza a lunga permanenza e un’organizzazione internazionale dichiara di fornire informazioni su potenziali vittime di tratta ai funzionari locali che si occupano di assegnare i migranti ai centri di accoglienza per migranti e le vittime di tratta ai rifugi. Tuttavia, le ONG continuano ad affermare che molte vittime di tratta non vengono individuate adeguatamente al loro arrivo, con il rischio che alcune rimangano all’interno del sistema classificate come richiedenti asilo o immigrati clandestini, e pertanto passibili di espulsione. Le ONG continuano a richiamare l’attenzione sulla necessità di concedere più tempo per l’individuazione dei rifugiati e dei migranti nei porti di arrivo, al fine di accertare meglio se ci siano vittime di tratta, ma riconoscono che le condizioni non favoriscono una permanenza nei porti superiore a uno o due giorni. Durante il periodo in esame, le commissioni regionali per le richieste d’asilo hanno continuato a utilizzare le linee guida nazionali per il riconoscimento della domanda di asilo per individuare le vittime di tratta fra i richiedenti; permangono tuttavia delle disomogeneità nell’applicazione di queste linee guida. Nel 2021 il numero di richiedenti asilo è raddoppiato arrivando a circa 56.000; alla fine del periodo in esame, 42.000 di questi erano ancora in attesa di risposta. Nel corso dell’anno le autorità hanno preso in esame 53.000 domande di asilo, che includono domande presentate negli anni precedenti, e hanno accordato l’asilo o forme di protezione sussidiaria a circa il 56 per cento dei richiedenti.

La legge autorizza un’assistenza iniziale fra i 3 e i 6 mesi per tutte le vittime di tratta. Dopo l’assistenza iniziale, le vittime di nazionalità straniera possono ottenere permessi di soggiorno e di lavoro temporanei e hanno la possibilità di richiedere un permesso di soggiorno permanente; inoltre, possono ricevere 6 mesi di aiuti per l’alloggio, rinnovabili per altri 6 mesi, solo se hanno trovato un lavoro o si sono iscritte a un corso di formazione. In alcuni casi, tuttavia, le autorità hanno ospitato le vittime e le vittime potenziali nelle stesse strutture riservate ai migranti clandestini, che non dispongono di adeguate misure di sicurezza contro quei trafficanti che cercano di reclutare vittime o portare via quelle già sotto il loro controllo. Tra gennaio e giugno 2021 il ministero dell’Interno ha riferito di aver identificato 493 potenziali vittime di tratta e di aver fornito loro un permesso di soggiorno temporaneo, lo status di rifugiato o forme di protezione speciale e sussidiaria; nel 2020 i permessi di soggiorno temporanei erano stati 108 e nel 2019 155. Le autorità riferiscono che i cittadini stranieri e i cittadini italiani hanno diritto alle stesse indennità e che la legge accorda a tutte le vittime di reati il diritto a ricevere assistenza legale gratuitamente. Nel codice penale italiano non esistono disposizioni che attestino espressamente la non perseguibilità delle vittime di tratta per atti illeciti che siano state costrette a commettere dai trafficanti, lasciando a giudici e pubblici ministeri il potere discrezionale di decidere se perseguire penalmente o meno una vittima di tratta tenendo conto del principio dello “stato di necessità”. La legge attuale esige che lo sfruttamento da parte del trafficante sia già stato dimostrato in un procedimento penale e questo espone le vittime e le vittime potenziali al rischio di essere processate e condannate, se i trafficanti non sono già stati condannati da un tribunale. Gli esperti e il GRETA hanno esortato il governo ad adottare misure legali volte a impedire, in modo esplicito, che le vittime vengano impropriamente processate per atti illeciti che siano state costrette a commettere dai trafficanti, prevenendo anche un’ingiusta applicazione del principio dello “stato di necessità”. Durante il periodo in esame, le ONG hanno riferito di numerosi casi in cui le autorità hanno processato vittime di tratta per atti illeciti che erano state costrette a commettere dai trafficanti. Uno degli esempi riportati è quello di alcune vittime nigeriane in centri per migranti costrette a commettere reati legati alla droga, ma che inizialmente non erano state identificate come vittime di tratta; tuttavia, anche dopo che il loro status di vittime è stato ufficialmente riconosciuto, la procura ha continuato a portare avanti il procedimento giudiziario e i tribunali hanno finito per condannare le vittime, anche se a pene ridotte. Non c’è l’obbligo di collaborare con le forze dell’ordine per ottenere assistenza, come alloggi sicuri, cure mediche o un permesso di soggiorno, ma le ONG e le organizzazioni internazionali segnalano che le autorità non applicano in modo sistematico questa politica e in alcuni casi danno la precedenza a chi collabora. Il Governo italiano ha riferito che spesso non è facile portare avanti procedimenti giudiziari per casi di tratta di esseri umani, perché le vittime in molti casi non sono disposte a collaborare con le forze dell’ordine; in un documento del marzo 2021, le ONG hanno esortato il Governo ad adottare un approccio incentrato sulle vittime. Esiste un programma di protezione dei testimoni, ma le autorità non hanno specificato se sia stato applicato a vittime di tratta nel periodo in esame.

Il Governo continua a non disporre di dati statistici completi su risarcimenti e indennizzi concessi alle vittime e non impone ai pubblici ministeri di chiedere sistematicamente risarcimenti nei processi penali. Lo Stato può offrire alle vittime un pagamento forfettario di 1.500 euro come indennizzo, anche se il GRETA e le ONG hanno fatto notare che la procedura di richiesta è eccessivamente complessa e la somma insufficiente, e che sono pochissime le vittime che hanno ricevuto questo indennizzo. Le autorità non hanno segnalato casi in cui siano stati concessi indennizzi a vittime di tratta durante il periodo in esame. Il GRETA ha raccomandato ancora al Governo di potenziare il ricorso agli strumenti legali esistenti per garantire indennizzi alle vittime e di impegnarsi maggiormente per sequestrare e confiscare i beni dei trafficanti. Nessuna vittima di tratta ha ricevuto indennizzi dallo Stato per cause penali o risarcimenti per procedimenti civili.

PREVENZIONE

L’impegno del Governo italiano per prevenire la tratta di esseri umani è costante. Il dipartimento per le Pari opportunità, che coordina la Commissione interministeriale per il sostegno alle vittime di tratta, violenza e grave sfruttamento, ha la responsabilità di stilare il piano d’azione nazionale contro la tratta di esseri umani, di coordinare i programmi di prevenzione e assistenza alle vittime e di presentare due volte l’anno un rapporto sul fenomeno. Continua a non esserci un relatore nazionale che fornisca valutazioni indipendenti degli sforzi del Governo per contrastare la tratta di esseri umani; in un documento del marzo 2021 sottoposto al Governo, diverse ONG esortavano a istituire un organismo del genere. La Commissione interministeriale per il sostegno alle vittime di tratta, violenza e grave sfruttamento nel 2021 si è riunita una volta e ha incaricato una commissione tecnica di stilare un nuovo piano d’azione nazionale, dal momento che il piano precedente era scaduto nel 2018; nel periodo in esame, tuttavia, nessun nuovo piano è stato adottato. Secondo le associazioni, il dipartimento per le Pari opportunità non ha guidato e coordinato in modo efficace le iniziative per contrastare il fenomeno. Le ONG hanno esortato il Governo a rafforzare il coordinamento tra i diversi organi dello Stato e la collaborazione con la società civile e ad adottare un approccio incentrato sulle vittime. Il Gruppo di lavoro interministeriale sullo sfruttamento della manodopera, che si concentra sul settore agricolo e gli intermediari di manodopera illeciti (caporali) e punta a prevenire lo sfruttamento e offrire alternative legali al lavoro in nero, si è riunito un numero imprecisato di volte e ha continuato a implementare il suo piano triennale (2020-2022) per contrastare lo sfruttamento della manodopera nel settore agricolo. Nel 2021, nel quadro del suo piano triennale, il Governo ha continuato a mettere a disposizione mediatori culturali per informare le categorie a rischio dei loro diritti e accrescere la consapevolezza del problema fra rifugiati, migranti e vittime di tratta, soprattutto nel settore agricolo. Questa campagna di sensibilizzazione fra lavoratori immigrati e rifugiati ha consentito alle autorità di individuare in totale 62 vittime di tratta a scopo di sfruttamento lavorativo fra i lavoratori stranieri tra il giugno del 2020 e il giugno del 2021; 28 persone sono state assegnate ai servizi di assistenza e 104 lavoratori hanno sporto denuncia per ottenere le paghe arretrate. Non c’è stata nessuna campagna nazionale per sensibilizzare l’opinione pubblica.

Il Governo ha continuato a erogare fondi a organizzazioni internazionali per progetti collegati al contrasto alla tratta di esseri umani, principalmente in Africa. Nel marzo del 2022 è stato approvato un decreto che stanziava 428 milioni di euro per assistere e integrare fino a 75.000 rifugiati ucraini in fuga dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, aumentando lo spazio nei centri per migranti e i fondi a ONG che forniscono assistenza psicologica e consulenza legale. Il Governo ha continuato a collaborare con Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, e il Governo libico per ridurre il numero di immigrati clandestini che entrano in Italia dalla Libia. Molte ONG, tuttavia, criticano questo sforzo coordinato, perché il risultato, in molti casi, è stato che gli occupanti di imbarcazioni soccorse nell’area di ricerca e soccorso libica sono stati riportati sulle coste del Paese nordafricano; le ONG hanno citato le gravi condizioni di sicurezza e diritti umani esistenti all’interno della Libia e dei centri di detenzione libici (inclusi casi di tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale e lavorativo) per gli oltre 12.000 migranti costretti a rimanere in queste strutture. Nel marzo del 2022 il Governo tedesco ha annunciato che non collaborerà più ai programmi di addestramento per la guardia costiera libica, a causa delle preoccupazioni suscitate dal trattamento che quest’ultima riserva ai migranti e alle ONG.

Gli ispettori del lavoro non hanno il potere di identificare le vittime della tratta di esseri umani, ma possono segnalarle alla polizia e alle ONG. Nel 2021, secondo i dati del Governo, gli ispettori hanno condotto 117.600 ispezioni, ma non hanno segnalato alle forze dell’ordine nessuna vittima di tratta a seguito di tali ispezioni. Agenti delle forze dell’ordine, guardie di frontiera e ispettori del lavoro hanno preso parte a ispezioni congiunte focalizzate sul settore agricolo, che hanno portato all’identificazione di almeno 21 presunti trafficanti e almeno 134 vittime di tratta. Nel 2021, in collaborazione con un’organizzazione internazionale, il ministero del Lavoro e l’Ispettorato nazionale del lavoro hanno riferito di aver offerto formazione a 2.400 persone, nella maggior parte dei casi ispettori del lavoro. L’organizzazione internazionale e il Governo hanno creato un gruppo di lavoro sullo sfruttamento della manodopera a livello nazionale e task force locali in varie regioni per affrontare il problema. Gli esperti stimano che nel 2021 qualcosa come 200.000 lavoratori agricoli, in particolare stagionali, e 500.000 migranti clandestini fossero a rischio di diventare vittime di tratta e sfruttamento lavorativo in Italia. Nel maggio del 2020 il Governo ha adottato un decreto che consente la regolarizzazione dei lavoratori assunti in nero nei settori dell’agricoltura, della pesca, dell’assistenza domiciliare e dei servizi domestici; sulle 230.000 domande presentate, alla data dell’ottobre 2021 le autorità avevano svolto colloqui con un terzo soltanto degli interessati e avevano accordato permessi di soggiorno ad appena 38.000 badanti e braccianti. Nel dicembre del 2021 il Governo ha adottato un altro decreto, che accorda permessi di soggiorno temporanei ad altri 69.700 lavoratori stranieri stagionali e permanenti. Le assunzioni fittizie e il sequestro del passaporto continuano a costituire un problema. Anche se è illegale, i datori di lavoro o i reclutatori di manodopera a volte costringono i lavoratori a pagare una commissione di collocamento, rendendoli più vulnerabili ai trafficanti. Esistono un sistema di controllo delle licenze e un processo di accreditamento per l’intermediazione di manodopera e le agenzie di collocamento, ma c’è una carenza di regolamentazione (per esempio l’assenza di un sistema di controllo delle licenze e di un processo di accreditamento) e di vigilanza per le sale massaggi, che continuano a essere luoghi privilegiati per la tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale. Nel 2021 il Governo ha proseguito nei suoi sforzi per reprimere il caporalato, con l’arresto di 48 sospettati, il rinvio a giudizio di 523 imputati e la condanna di 163 criminali. Anche se il caporalato non risponde ai criteri della definizione di tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento lavorativo, l’incremento degli sforzi per contrastare il fenomeno ha contribuito a prevenire e ridurre la domanda di manodopera coatta. Ci sono stati numerosi arresti di persone sospettate di reati che potrebbero configurarsi come tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento lavorativo, ma il Governo non ha riferito di aver indagato o perseguito penalmente alcun reclutatore di manodopera o azienda per assunzioni fittizie o tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento lavorativo; sono state invece arrestate persone sospettate di altri reati collegati. Il GRETA ha raccomandato al Governo di intensificare gli sforzi per individuare più efficacemente le vittime di tratta di esseri umani incrementando il numero di ispezioni nei luoghi di lavoro, potenziando la formazione degli ispettori e monitorando i metodi di reclutamento, anche nei settori dell’agricoltura, dei lavori domestici, del settore alberghiero e della ristorazione.

La legge impone alle imprese di presentare relazioni sulle azioni adottate per minimizzare il rischio di lavoro forzato e vieta l’acquisto di prodotti fabbricati con manodopera coatta. Nel 2021 il Governo ha sottoscritto un accordo multilaterale sui diritti dei lavoratori con il Governo moldavo per proteggere i lavoratori migranti in entrambi i Paesi; all’accordo hanno partecipato anche i maggiori sindacati italiani e moldavi. Nel 2021 è stato sottoscritto anche un altro accordo bilaterale con la Costa d’Avorio, incentrato sulla collaborazione giudiziaria nell’ambito delle indagini e delle procedure penali legate alla tratta di esseri umani; le autorità non hanno tuttavia fornito dati sui risultati di questi due accordi relativamente al contrasto del fenomeno. Il dipartimento per le Pari opportunità continua a gestire un numero verde accessibile 24 ore su 24 riservato alle vittime di tratta di esseri umani, disponibile in 12 lingue, che ha ricevuto, secondo i dati del dipartimento, 1.057 chiamate rilevanti nel 2021; non è stato tuttavia segnalato il numero di potenziali vittime di tratta identificate grazie a questo servizio. Fra le chiamate rilevanti giunte al numero verde, nel 19 per cento dei casi gli operatori hanno fornito ai chiamanti informazioni sulle forme di assistenza disponibili e nel 45 per cento dei casi informazioni su alloggi sicuri; il 53 per cento delle telefonate riguardava casi di sfruttamento sessuale e il 34 per cento casi di sfruttamento lavorativo, mentre la parte restante non era specificata. Nel giugno del 2021 il Governo ha istituito anche un centro d’aiuto per vittime di sfruttamento lavorativo, incluse le vittime di tratta; questo centro d’aiuto comprende un numero verde, account sui social media, un sito e una funzione di chat, e il Governo ha riferito di aver individuato 37 vittime di sfruttamento lavorativo durante il periodo in esame. Le autorità non hanno riferito di nessuna iniziativa a livello nazionale per ridurre la domanda di sesso a pagamento. Sempre secondo le autorità, non c’è stata nessuna iniziativa per ridurre la partecipazione ad attività di turismo sessuale internazionale da parte di cittadini italiani e non state prese ulteriori misure riguardo alle due inchieste avviate nel 2020.

PROFILO DELLA TRATTA DI ESSERI UMANI

Come riportato negli ultimi cinque anni, i trafficanti di esseri umani in Italia sfruttano vittime straniere e, in misura minore, italiane. Le vittime provengono prevalentemente da Bulgaria, Cina, Costa d’Avorio, Gambia, India, Nigeria Pakistan e Romania, e includono persone di etnia rom. La pandemia ha reso più vulnerabili le vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale, a causa del maggiore ricorso a residenze private (invece di bordelli o locali) e del reclutamento su internet. I trafficanti di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale fanno sempre più ricorso a piattaforme online come social network, applicazioni per telefonia mobile e dark web per reclutare le vittime, sfruttarle e affittare appartamenti per rendere le loro operazioni illecite difficilmente tracciabili; la pandemia ha aggravato questa situazione. Durante la pandemia, i trafficanti a scopo di sfruttamento sessuale hanno lasciato migliaia di donne e minori nigeriani vittime di tratta in condizioni di miseria e senza la possibilità di soddisfare i bisogni primari, come il cibo; molte ONG che combattono la tratta di esseri umani hanno espresso il timore che le restrizioni agli spostamenti e la limitazione dei servizi pubblici e sociali possano rendere più difficile per le vittime fuggire dai trafficanti e tornare a casa. Nel 2022 i rifugiati ucraini, soprattutto donne e bambini che scappano dall’invasione russa dell’Ucraina, sono a rischio di diventare vittime di tratta. Individui LBGTQI+, in molti casi originari del Brasile e di altri Paesi latinoamericani, corrono il rischio di diventare vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale in Italia. Trafficanti di esseri umani, spesso appartenenti a reti di criminalità organizzata cinese, sfruttano sistematicamente donne cinesi facendole lavorare come prostitute in appartamenti, saloni di bellezza, circoli e sale massaggi; praticano anche la tratta a scopo di sfruttamento lavorativo in numerose aziende di proprietà di cinesi, costringendo in alcuni casi le vittime ad assumere droghe. Le sale massaggi spesso sono usate come paraventi per l’acquisto di sesso a pagamento e questo lascia pensare che dietro possa esserci la tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale. Su un numero stimato di 40-45.000 persone coinvolte nella prostituzione in strada, circa il 60 per cento (24-27.000 persone) secondo le ONG è vittima di tratta o a rischio di diventarlo, e una percentuale compresa fra il 5 e l’8 per cento (fra le 2.000 e le 3.600 persone circa) è composta da minori. Il Governo e la società civile continuano a sottolineare che donne e minori non accompagnati nigeriani rimangono estremamente vulnerabili alla tratta di esseri umani, a causa dell’attività persistente di numerose reti organizzate di trafficanti di quel Paese. Le reti di trafficanti e le bande criminali diventano sempre più organizzate e violente, in particolare le gang nigeriane legate alle organizzazioni criminali Black Axe, Supreme Viking Confraternity ed Eiye. Molte di queste reti hanno esteso le loro operazioni in tutta Italia e possono contare, a quanto pare, sulla protezione delle organizzazioni criminali italiane. Secondo le stime delle organizzazioni internazionali, fino ai tre quarti delle donne e dei minori non accompagnati di nazionalità nigeriana arrivati in Italia nel 2018 sono vittime di tratta. I trafficanti sottopongono a sfruttamento sessuale donne e ragazze nigeriane usando una coercizione basata sull’esistenza di un debito e rituali vudù. Le autorità riferiscono che i trafficanti incoraggiano le vittime nigeriane a presentare domanda di asilo per far ottenere loro un permesso di soggiorno legale e continuare a sfruttarle più facilmente. A volte usano donne migranti a scopo di sfruttamento sessuale all’interno e nelle vicinanze dei centri di accoglienza per migranti. Si registrano casi di cittadini italiani che praticano turismo sessuale minorile all’estero. Il Governo francese riferisce che arrivano sul suo territorio vittime di nazionalità nigeriana sfruttate dai trafficanti mentre sono in attesa di ottenere un permesso di soggiorno legale in Italia. Si registrano casi di cittadini italiani coinvolti in casi di turismo sessuale minorile all’estero. I minori sono oggetto di sfruttamento sessuale, costretti a commettere crimini o a mendicare e obbligati a lavorare nel settore agricolo e in negozi, bar, ristoranti e panetterie. Minori di etnia rom corrono il rischio di diventare vittime di tratta, a scopo, fra le altre cose, di sfruttamento sessuale e accattonaggio forzato. I trafficanti spesso prendono di mira i minori non accompagnati, che sono particolarmente vulnerabili alla tratta di esseri umani. Le organizzazioni internazionali riportano che il numero di minori non accompagnati arrivati via mare nel 2021 è salito a circa 10.000, provenienti principalmente da Bangladesh, Egitto e Tunisia; nel 2020 erano stati 4.631, nel 2019 1.680, nel 2018 3.534 e nel 2017 15.731. Secondo le ONG, la maggior parte dei minori non accompagnati identificati fra gli arrivi via mare aveva meno di 15 anni di età.

I trafficanti di manodopera sono attivi nel settore agricolo (prevalentemente al Sud), nell’edilizia, nei lavori domestici, nell’industria alberghiera e nella ristorazione. La pandemia ha reso più vulnerabili le vittime di tratta, anche a causa del maggiore isolamento di migranti e lavoratori stagionali. I trafficanti usano metodi quali le assunzioni fittizie, il sequestro del passaporto e la coercizione basata sull’esistenza di un debito per tenere sotto controllo le loro vittime; estorcono anche pagamenti alle famiglie delle vittime nel Paese di origine. C’è il sospetto che i professionisti sanitari cubani che hanno lavorato in Italia nel 2020, durante la pandemia, possano essere stati costretti a farlo dal Governo del loro Paese. L’Italia, secondo le stime, ha 1,5 milioni di lavoratori non registrati e 3,7 milioni di lavoratori clandestini nel settore dell’economia sommersa, che corrono il rischio di diventare vittime di tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento lavorativo. Per il settore agricolo in particolare, gli esperti nel 2021 hanno stimato che il numero di lavoratori, soprattutto stagionali, a rischio di lavoro forzato e sfruttamento lavorativo in Italia ammonterebbe addirittura a 200.000 persone. In questo comparto, i datori di lavoro a volte presentano certificati contraffatti sui loro dipendenti, ostacolando le ispezioni e la possibilità di individuare vittime di tratta. L’Italia aveva circa 500.000 immigrati clandestini nel 2021, molti dei quali sono esposti al rischio di diventare vittime di tratta. Nel 2021 sono arrivati via mare circa 67.500 migranti clandestini, un dato in forte aumento rispetto ai 34.154 del 2020 e agli 11.471 del 2019; molti di loro giungono attraverso la Libia, dove le vittime hanno denunciato di essere state oggetto di estorsioni, torture, tratta di esseri umani e stupri a opera di milizie armate o trafficanti, in attesa del passaggio verso l’Italia. Nel 2019, sulle circa 31.000 persone che hanno presentato domanda di asilo, fino al 30 per cento, secondo le stime delle autorità, correva il rischio di diventare vittima di tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale o lavoro forzato, in attesa di una pronuncia sulla loro richiesta. I trafficanti prendono di mira i centri per migranti per reclutare e poi sfruttare richiedenti asilo, a volte presentandosi come loro parenti per poter accedere alla struttura. I richiedenti asilo possono lavorare legalmente nel Paese due mesi dopo aver presentato domanda di asilo, ma molti cercano lavoro da subito nell’economia sommersa, esponendosi maggiormente al rischio di finire nelle mani dei trafficanti di esseri umani. Molti cercano anche di spostarsi in altri Paesi europei: in base al Regolamento di Dublino della Commissione europea, i Paesi hanno sei mesi di tempo per rispedire le vittime nel Paese dell’Unione Europea in cui sono arrivati, ma devono accettare la richiesta di asilo se non riescono a rimandarle indietro nei tempi stabiliti. L’esistenza di questo regolamento è probabilmente all’origine dell’aumento del numero di richiedenti asilo o vittime di tratta di esseri umani costretti a rimanere in Italia o a tornare in Italia da un altro Paese europeo.