«Serve una risposta globale, ma il metodo-Italia funziona», intervista all’ambasciatore USA Eisenberg

Coronavirus, l’ambasciatore americano in Italia: «Serve una risposta globale, ma il metodo-Italia funziona»

26 marzo 2020

La seguente intervista è apparsa sul quotidiano “Il Messaggero” del giorno 26 marzo 2020
di Marco Ventura

Lewis Eisenberg, ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, conosce bene le emergenze avendo gestito da manager delle Torri Gemelle il dopo 9/11. Adesso si trova a gestire i rapporti tra Stati Uniti e Italia nel pieno della pandemia da coronavirus. «Le crisi globali dice – ci ricordano che Italia e Stati Uniti sono vicini come i gemelli. Non potremmo esserlo, vicini nei sentimenti e nei valori, più che in tempi di crisi. Non fa eccezione questa pandemia. L’America e gli americani si ritrovano al fianco dell’Italia e del popolo italiano come tante volte in passato. Insieme diventeremo più forti, e insieme sconfiggeremo il nostro comune nemico: il Covid-19».

Anche gli Stati Uniti sono stati colpiti duramente?
«Sì, subito dopo l’Italia. E come l’Italia, per la prima volta nella storia stiamo affrontando una sfida economica senza precedenti. Ma il governo americano, le nostre forze militari e le aziende private stanno facendo il possibile, ogni giorno, per portare aiuto all’Italia. Finora le nostre imprese hanno donato più di 12 milioni di euro per assistenza medica».

Che cosa pensa del modello italiano di contrasto al virus?
«Il vostro governo ha dato prova di grande determinazione e capacità di previsione e decisione, creando un modello valido per gli altri Paesi. Sotto la guida del premier Conte, l’Italia si è dovuta confrontare con l’irruzione improvvisa di un virus sconosciuto e lo ha fatto con uno sforzo sistemico e rigoroso di salute pubblica. La nostra Ambasciata e i nostri consolati osservano le misure imposte dai decreti del governo. Nonostante l’impatto sulle attività economiche e sulla vita delle persone, in particolare nelle aree più colpite del Nord, il popolo italiano si è unito facendo la differenza, come sempre in passato».

In Italia si ha la percezione che altri Paesi siano più solidali: Cina, Russia, Cuba Questo cambierà le alleanze?
«Il rapporto tra Stati Uniti e Italia è fondato su storia, cultura e valori condivisi. I nostri popoli nutrono la stessa aspirazione a un mondo prospero e sicuro. Supportiamo i valori democratici, crediamo nella libertà individuale e nella responsabilità dei governi riguardo alla salute e alla sicurezza dei cittadini. Noi e l’Italia siamo Paesi egualmente colpiti dal virus, stiamo facendo la nostra parte per affrontare l’emergenza sanitaria e salutiamo favorevolmente tutti gli sforzi in questa lotta globale. Ma non dev’esserci alcun dubbio che gli USA lavoreranno, come in passato, al fianco dei nostri alleati italiani. Il nostro rapporto sarà più forte che mai. La nostra storica amicizia durerà a dispetto di qualsiasi emergenza».

Ambasciatore, che cosa ha detto ai suoi interlocutori italiani?
«Mi tengo regolarmente in contatto con i ministri degli Esteri e della Difesa, Di Maio e Guerini, con il Quirinale e Palazzo Chigi. Abbiamo discusso lo stress, le tensioni e le difficoltà dei cittadini e ho voluto sottolineare la solidarietà degli Stati Uniti verso l’Italia, in linea con decenni di collaborazione durante le crisi più gravi del secolo scorso. Noi e l’Italia ci siamo dati reciprocamente aiuto nel portare a termine grandi imprese bilateralmente così come attraverso istituzioni come la Nato. Abbiamo aiutato la ricostruzione europea dopo la guerra e lavorato insieme contro la minaccia terroristica in questo secolo. Nonostante questa pandemia, gli USA continuano a collaborare con l’Italia su molti temi come la Libia, e riconosciamo la necessità di restaurare i collegamenti commerciali il prima possibile».

Qualche esempio di collaborazione concreta?
«Il nostro obiettivo è quello di aiutare l’Italia a gestire questa crisi e a ricostruire al più presto l’economia. Il settore privato americano, le nostre grandi ONG, e il governo degli Stati Uniti, hanno dato il loro contributo. Aziende come Eli Lilly, BioGen, Coca Cola, McDonalds, Pfizer, Gilead e GE stanno tutte facendo donazioni significative. La Camera di Commercio americana in Italia ha svolto un lavoro eccellente mobilitando le imprese americane e italiane. La Ong Americana Samaritan’s Purse, ha donato e dotato di staff un Ospedale d’emergenza da campo nell’area critica di Cremona per 68 letti. La nostra Aeronautica ha donato apparecchiature mediche vitali, 10 letti e il supporto a 40 pazienti nelle 24 ore. L’esercito americano ha fornito letti e sedie a rotelle, in Lombardia. Esperti medici americani e italiani stanno collaborando per capire la causa di questo virus e sperimentare cure e vaccini. Gli Stati Uniti, il settore pubblico come quello privato, sono qui per supportare l’Italia e il popolo italiano».

State dando assistenza anche ai cittadini USA?
«La nostra più alta priorità è quella di proteggere le vite e gli interessi dei cittadini statunitensi attraverso servizi ordinari e emergenziali dei consolati di Milano, Firenze e Napoli. In tempo di crisi, vogliamo che i cittadini USA in Italia abbiano accesso all’informazione più completa e accurata. Seguiamo le linee guida del nostro governo e i decreti di quello italiano. Abbiamo informato i nostri concittadini che continuano i voli commerciali tra Italia e USA, così che possano decidere se tornare a casa o prepararsi a rimanere in Italia per un periodo indefinito. Infine, incoraggiamo tutti gli americani a registrarsi su travel.state.gov. È il modo migliore per tenerli informati e raggiungerli in situazioni di emergenza».

Riusciremo a superare anche questa prova?
«Ce la faremo! Ne usciremo insieme più forti di prima. Circa 20 milioni di americani sono di origine italiana. E molti statunitensi vivono in Italia. Abbiamo legami solidi e indistruttibili. Questa pandemia richiede una risposta globale, e confido che gli sforzi decisivi dell’Italia conseguiranno risultati positivi. Ciononostante dobbiamo restare vigili e continuare a lavorare insieme. Il Covid-19 non sarà certo l’ultima crisi sanitaria internazionale che dovremo fronteggiare. Il rapporto che abbiamo forgiato attraverso le prove e le tribolazioni passate, e che oggi stiamo rafforzando, sarà indispensabile per costruire un futuro più luminoso, non solo per i nostri popoli ma per il mondo intero».